Intelligente o Stupido?

È una delle domande che ossessiona quasi tutti i genitori del mondo – “Il mio bambino sarà intelligente o stupido?” – e, purtroppo, è anche uno degli sfottò più comuni di tutte le età.

Come al solito, però, dimentichiamo il vero senso delle parole che così usiamo a sproposito.

La parola intelligenza deriva dal latino intus (= dentro) e da legere (= leggere, raccogliere idee e informazioni riguardo a qualcuno o a qualcosa).

Vista da qui, la parola intelligente assume tutto un altro significato.

Essa indica, infatti, la capacità di guardare profondamente dentro la realtà per vederne quello che sfugge con uno sguardo superficiale.

E che cosa dire dello stupido allora?

A un primo sguardo, “stupido” non sembra essere una parola negativa. Derivando dal latino stupĭdus, da stupēre, cioè “stupire”, vuol dire stupìto, attonito, sbalordito.

Ma non è sicuramente uno stupore positivo, per esempio come quello del filosofo che si meraviglia di tutto ciò che lo circonda. Lo stupido è qualcuno scarsamente intelligente che fa fatica a comprendere il senso delle cose ed è per questo che si “stupisce” quando qualcuno glielo spiega perché, tenendo a rimanere solo in superficie, da solo non lo avrebbe potuto afferrare.

Oggi più che mai è importante educarci alla riflessione profonda delle cose, per poterle comprendere, viverle e trasmettere al meglio.