La pazienza è davvero la virtù dei forti. Specialmente oggi.

Nella società occidentale di oggi, sappiamo fare tutto tranne una cosa: pazientare.

Vogliamo tutto e subito, bramiamo arrivare alla mèta ma non sappiamo più goderci il viaggio. Abbiamo perso l’arte di pazientare in mezzo al turbinio delle nostre vite frenetiche rallentate – solo per un tempo – dal Covid-19.

Ti sei mai chiesto cosa voglia dire essere paziente?

La parola deriva dal latino patiens, participio presente di pati: soffrire, sopportare.

Che brutte parole da dire nel 2020. Noi, super uomini occidentali, non sappiamo più cosa vogliano dire queste parole, perché le schiviamo come la peste.

E’ evidente che il concetto di “paziente” sia collegato a un malato che deve sopportare un dolore, fisico o mentale che sia. Ma se ne estendiamo il significato potremmo dire che essere pazienti voglia dire saper sopportare il tempo di attesa, i fallimenti, le delusioni, le conseguenze degli errori ecc… Significa cioè tornare ad abbracciare una parte della vita così preziosa e importante ma che, per qualche motivo strano, consideriamo disonorevole e da evitare.

Due vecchi proverbi dicono: “La pazienza è la virtù dei forti” e “Roma non è stata costruita in un giorno solo“.  Un versetto della Bibbia evidenzia nella “pazienza” la prima delle caratteristiche dell’ Amore Incondizionato (agàpe): “l’amore è paziente“.

I tempi psichici sono lenti (dice Galimberti). E per questo hanno bisogno di pazienza, di saper anche sopportare e soffrire per poterli sviluppare al meglio.

Riappropriarsi della pazienza, non vuol dire essere debole. Ma vuol dire tornare a essere forti ed equilibrati. In un mondo sempre più debole e storto.

La pazienza è ciò che nell’ uomo più somiglia al procedimento che la natura usa nelle sue creazioni.
(Honoré de Balzac)

La pazienza può essere una chiave per ottenere vere vittorie nella tua vita. Provaci!

Alla prossima parola!

 

 

 

Intelligente o Stupido?

È una delle domande che ossessiona quasi tutti i genitori del mondo – “Il mio bambino sarà intelligente o stupido?” – e, purtroppo, è anche uno degli sfottò più comuni di tutte le età.

Come al solito, però, dimentichiamo il vero senso delle parole che così usiamo a sproposito.

La parola intelligenza deriva dal latino intus (= dentro) e da legere (= leggere, raccogliere idee e informazioni riguardo a qualcuno o a qualcosa).

Vista da qui, la parola intelligente assume tutto un altro significato.

Essa indica, infatti, la capacità di guardare profondamente dentro la realtà per vederne quello che sfugge con uno sguardo superficiale.

E che cosa dire dello stupido allora?

A un primo sguardo, “stupido” non sembra essere una parola negativa. Derivando dal latino stupĭdus, da stupēre, cioè “stupire”, vuol dire stupìto, attonito, sbalordito.

Ma non è sicuramente uno stupore positivo, per esempio come quello del filosofo che si meraviglia di tutto ciò che lo circonda. Lo stupido è qualcuno scarsamente intelligente che fa fatica a comprendere il senso delle cose ed è per questo che si “stupisce” quando qualcuno glielo spiega perché, tenendo a rimanere solo in superficie, da solo non lo avrebbe potuto afferrare.

Oggi più che mai è importante educarci alla riflessione profonda delle cose, per poterle comprendere, viverle e trasmettere al meglio.

Etimologia di Ciao!

Una delle parole più conosciute nel mondo, anche da chi Italiano non è, che viene usata in ogni contesto e modo. “Ciao” è una di quelle parole che lega tutti gli italiani nel mondo ed è sinonimo di accoglienza ed amicizia.

E se ti dicessi che almeno all’inizio non era proprio così?

“Ciao” deriva infatti dal termine veneziano s’ciao ([ˈst͡ʃao]), proveniente dal tardolatino sclavus, traducibile come “sono suo schiavo”.

Era più un uso rituale che altro nel quale si intendeva la disponibilità a mettersi a disposizione dell’altro come fa uno schiavo.

Sclavus tuttavia indicava proprio l’etnia slava che per un periodo fornì un gran numero di schiavi ai Romani nella tarda antichità.

Nella Serenissima Venezia più avanti, era comune che gli amanti si chiamassero “schiavi” della dama di cui erano innamorati. E la parola in dialetto usata era proprio quella che dicevamo poco fa ”s’ciavo“.

Con le merci si spostano sempre le persone, e con esse anche le lingue. Ed ecco che “s’ciavo” arriva in Lombardia dove dopo un po’ diventa finalmente “ciao” pronta alla conquista del mondo seguendo le migrazioni, tanto che ora la troviamo in molte lingue. Ad esempio ungherese (csáo), spagnolo (chao), portoghese (tchau), albanese (çao/qao), bosniaco  (ćao), bulgaro, macedone, russo (чао  / čao), ceco, lettone (čau), sloveno (ĉaŭ), estone (tšau), lituano (čiau), maltese (ċaw), rumeno (ciau), serbo, croato ( ћао,  ćao ), turco (çav).

Come sempre quindi l’ etimologia delle parole ci apre una finestra incredibile sul passato. Da ora in poi quando dirai “Ciao” ricordati che non puoi più girare lo sguardo facendo finta di niente!

🙂

 

Nota: articolo frutto di una rielaborazione di varie informazioni presenti su web (Wikipedia, etimoitaliano, unaparolaalgiorno ecc.)

 

 

L’ Estate addosso

Siamo a metà giugno! Questo vuol dire una cosa sola..tra pochi giorni inizierà ufficialmente l’ESTATE!

Mare, chitarra, ferie, viaggi ecc… tutti accomunati da un periodo veramente unico dell’anno dove succedono mille e più cose.

Ma vi siete mai chiesti cosa significhi ESTATE? Beh, come sempre l’ho fatto io per voi.

L’etimologia di “estate” deriva da una radice sanscrita che rappresenta l’idea di ardere, infiammare, accendere.  Una radice che poi ha viaggiato tra le culture, ovviamente, assumendo anche sfumature diverse. In greco αἴθω è rimasto il significato di “ardere” mentre in latino è diventato aestas “calore bruciante”

Non si può negare che d’estate faccia caldo ma a me piace sempre l’idea più romantica e poetica dietro le cose. Non è la stagione dove spesso di accendiamo di emozioni che non riusciamo a provare durante l’anno? Emozioni positive (un tramonto in riva al mare…..) ma anche negative (l’odio per le zanzare! :D).

Ma è sicuramente un periodo di emozioni intense vissute grazie al tempo libero che abbiamo dopo un anno di lavoro ma anche grazie al clima che ci rende più felici. Perché anche gli incalliti imbruttiti diventano più simpatici con una giornata di sole.

 

buona estate!

ref: http://www.etimoitaliano.it 

Repùbblica, cioè la cosa di tutti noi

Oggi in Italia si festeggia la Repubblica (Viva l’Italia! Viva la Libertà! E cose così…).

Ma al di là di non avere la più pallida idea del perché si festeggi la Repùbblica (guardare per credere https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=877469759102837&id=122432671273220), sappiamo cosa sia la Repùbblica?

Intanto vediamo l’origine della parola: dal latino respublica o res publica, propr. «cosa pubblica», quindi «stato, governo».

Nell’era classica infatti stava a indicare ogni Stato non retto da un monarca o da un dittatore. Nei nostri giorni indica una forma di stato di carattere rappresentativo in cui l’organo supremo (capo dello stato) viene eletto o direttamente dal corpo elettorale o dai membri del parlamento.

Per questo in Italia siamo una Repùbblica e in particolare una Repùbblica parlamentare.

La cosa interessante però è proprio il significato originale “cosa pubblica”.

Cosa succederebbe se pensassimo e agissimo davvero considerando il nostro Stato come un qualcosa di veramente nostro? Lo tratteremmo con sfiducia, arroganza e non curanza?

Pensaci.

Sul tema consigli per la lettura:

– “La Repùbblica” di Platone (uno dei miei primi libri filosofici)

– “Il generale e il giudice” di Sepúlveda, perché non c’è modo migliore per apprezzare la Repùbblica se non quello di vedere cosa succeda quando questa non sia presente.

-https://it.m.wikipedia.org/wiki/Nascita_della_Repubblica_Italiana, così puoi finalmente sapere perché oggi si festeggia la Festa della Repùbblica italiana.

Viva la Repùbblica!

Cultura – coltiva la tua vita

La parola cultura deriva dal latino cultura,  der. di colĕre «coltivare», part. pass. cultus. 

Come sempre, l’etimologia delle parole mi apre mondi entusiasmanti, come il fatto che associamo il concetto di “coltivare” a quello di “farsi una cultura”.

Effettivamente è così. Ci vuole tempo per costruirsi una cultura. Tempo come quello che ci vuole per curare un terreno, concimarlo, ararlo ecc… finché non renda il suo frutto.

Nell’epoca della velocità e del tutto qui e subito (generazione microonde), è rincuorante scontrarsi con la realtà dei fatti che ti costringe a investire tempo, risorse, riflessioni, esperienze e studio di varie nozioni per poter formare dentro di sé una consapevolezza e un modo di guardare alla vita soddisfacente. Questa è la cultura, in fondo. No?

 

 

Natale – c’è qualcosa che può nascere in te

Dal latino: natus nato, più il suffisso -alem che indica appartenenza.
Sostanzialmente Natale indica un giorno di nascita.

Se ti fermi un attimo a pensare Natale ha un significato bellissimo. Ogni nascita porta con sè una speranza, una gioia e uno sguardo al futuro. E spesso anche una possibilità di riscatto.

Riscatto. Che meravigliosa parola.. Che bello pensare che un natale possa darci la possibilità di ricominciare, di mettere un punto, di cambiare.

Questo è il senso che mi ha sempre colpito nel Natale Cristiano. Per quanto il natale – comunemente festeggiato – sia una festa di origine pagana, è innegabile che non cia stato un “natale” (giorno di nascita) più rivoluzionario di quello della nascita di Gesù notizia che, allora come oggi, porta grande gioia e speranza a tutti coloro che la accettano.

La sua venuta ha diviso le ere in 2. Un prima e un dopo.

E lo fa ancora oggi, in tutti quelli che hanno il coraggio di farlo nascere dentro sè.

Buon Natale!

 

 

Nichilismo. Il mostro del Nulla

Nichilismo: manca il fine; manca la risposta al “perché?”. Che cosa significa nichilismo? – che i valori supremi perdono ogni valore. (Friedrich Nietzsche).

“Nichilismo” è una parola che viene dal francese “nihilisme” che è una derivazione del latino “nihil” che vuol dire NIENTE. 

È il pericolo più attuale di oggi. Nel relativismo totalizzante delle culture occidentali pare che non esista più qualcosa che possa essere una guida, una bussola.

A questo servivano e servono i valori. A orientare le scelte di una società.

Svuotare di senso ogni valore porta alla creazione di un mondo unico e individuale. Uno spazio dove conta solo “ciò che fa stare bene a me”.

Il pericolo che si nasconde dietro il nichilismo, però, è la perdita della speranza e del desiderio di portare avanti la società in cui viviamo e operiamo.
Se non esistono più il giusto e sbagliato, il bene e il male, il poco e il troppo, non c’è da meravigliarsi se il mondo in cui viviamo si fermerà girando solo su se stesso in un finto vortice di progresso e modernità.

Io non concordo con il relativismo, che è il frutto del nichilismo.

Nella nostra illusione del “tutto va bene” ci troveremo, prima o poi, superati da popoli e culture che non rinunciano a identità collettive e schemi valoriali diffusi.

…un po’ di Bibbia!

La Bibbia è il libro più venduto al mondo. Qualcuno dice giustamente, ahimè, che sia anche il meno letto. Una cosa che è certa è che l’ignoranza sulla Bibbia sia frastornante.

Partiamo dal nome “Bibbia” per esempio. Non ha niente di “sacro” il suo significato. Vuol dire semplicemente “libri” e deriva dal plurale del termine greco biblìon (=libro). La Bibbia infatti è l’insieme di 66 diversi libri che vanno dalla Genesi e si chiudono con l’Apocalisse. E’ stata scritta in circa 1500 anni e da più di 40 autori diversi.

Qualche personaggio della Bibbia:

  • Dio (ovviamente in prima posizione):
    • deriva dalla radice etimologica ariana div- che indica la luce, ciò che splende. Da cui il latino Deus = Dio, dies = giorno; cioè la parte della giornata caratterizzata dalla luce. Dio cioè con la Sua essenza (di luce) illumina tutto il creato
    • nella Bibbia però con “Dio” si fa riferimento in realtà al tetagramma ebraico יהוה  (in greco YHWH). Comunemente si dice YAHWEH, anche se non corretto perché le vocali sono state perse (visto il divieto di non pronunciare il nome di Dio invano). Vuol dire “Essere” e si collega all’episodio biblico in cui Dio si è presentato a Mosè dicendo: IO SONO COLUI CHE SONO. Dio quindi è Colui che è, Colui che esiste.
  • Gesù:
    • Deriva dall’ebraico יְהוֹשֻׁעַ (Yehoshu’a = Giosuè), adattato in aramaico יֵשׁוּעַ (Yeshu’a), diventato in greco Ἰησοῦς (Iēsoûs) e poi in latino biblico come Iesus
    • Vuol dire Dio è salvezza o Dio salva. Un nome che conteneva già in sé la missione di Gesù: salvare il mondo dal peccato mediante la Sua morte e Resurrezione
  • Cristo:
    • Non è il cognome di Gesù
    • al greco Χριστός, Christòs) è la traduzione greca del termine ebraico מָשִׁיחַ (mašíaḥ, cioè “unto”), dal quale proviene l’italiano “Messia“. Il Salvatore del mondo!
  • Satana
    • ll nome ebraico, sāṭān, è una derivazione della radice s n, che ha il significato di “osteggiare”, “aggredire” anche solo moralmente, e quindi pure di “accusare” in giudizio e di “calunniare”;
    • Il nome ha assunto il significato di Avversario, Accusatore. Satana infatti è l’avversario di Dio e degli uomini che accusa davanti al Trono del Signore
  • Vangelo
    • dal lat. tardo, crist., evangelium, adattamento del gr. crist.εὐαγγέλιον = “buona novella”
    • Il Vangelo è la buona novella, la buona storia o notizia, che Dio ha mandato Suo Figlio affinché chiunque creda in Lui venga salvato dal peccato e dalla morte spirituale
  • Apocalisse
    • va di moda pensare che voglia dire distruzione e catastrofe. In realtà deriva dal greco apocalypsis e vuol dire “Rivelazione
    • Nel libro dell’Apocalisse, Gesù rivela a Giovanni e a tutti i lettori cosa succederà negli ultimi tempi
  • Redentore
    • dal latino redemptorem. Da red-emptus, participio passato di Redimere che vuol dire Ricomprare, Liberare
    • Gesù è il nostro Redentore perché ci ha liberato dalla schiavitù del peccato e ci ha ricomprato pagando con la Sua vita al posto della nostra

Per ora diciamo che basta… alla prossima puntata!

thanks to

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Ricordare… Richiama le cose al tuo cuore!

Ricordare deriva dal latino: re- indietro e cor cuore. Vuol dire cioè richiamare in cuore. 

Nei tempi più antichi, si pensava che il cuore fosse la sede della memoria che oggi sappiamo essere il cervello.

Trovo però che visto sotto questa luce, anche il ricordare assuma una accezione più viva e significativa per la vita. Ricordare, cioè, non vuol dire solamente “avere memoria” ma far vivere dentro di te le esperienze passate, tornando a farle impattare sulla tua essenza e la tua vita (il tuo cuore).

Se ricordo riporto in vita le situazioni che così possono ancora insegnarmi qualcosa. Se ho solo memoria, invece, vivo le cose con freddo distacco. Quindi … da oggi… riporto al mio cuore ciò che la vita mi ha dato!

Egli SI RICORDA in Eterno del suo patto e per mille generazioni della parola da Lui comandata (Salmo 105:8).

Io voglio RICORDARE le bontà del Signore, le lodi del Signore, considerando tutto quello che il Signore ci ha elargito; RICORDERO’ il grand bene che ha fatto alla casa d’Israele, secondo la Sua misericordia e secondo l’abbondanza della Sua bontà (Isaia 63:7).